Quando l’inverno si prende la scena e molte piante si mettono in pausa, in alcune zone della nostra Italia spunta un albero che anticipa la primavera: il mandorlo. Le sue fioriture bianche e rosa, delicate e sorprendenti, cambiano il volto di campi e città, aggiungendo una ventata di colore. L’albero non è solo bello da vedere: la mandorla, il suo frutto, è un ingrediente prezioso in tante cucine italiane, ricco e versatile. Originario dall’Asia centro-occidentale, è arrivato in Italia lungo antiche rotte commerciali e oggi cresce soprattutto nelle regioni dal clima mite, proprio dove trova le condizioni a lui più congeniali. Osservandolo con attenzione, si nota la sua forza, la capacità di resistere anche a gelate forti: qualità che spiegano come abbia conquistato molti territori.
Le caratteristiche e la fioritura del mandorlo
Appartenente alla famiglia delle Rosaceae, il mandorlo si fa notare per una fioritura che arriva presto nell’anno, solitamente tra gennaio e marzo. Il momento preciso cambia a seconda del clima del posto, ma in generale la sua precocità lo rende ben riconoscibile nei paesaggi mediterranei, dove spicca tra tante piante ancora addormentate.

I fiori, variando dal bianco al rosa, offrono un vero spettacolo proprio quando poche altre piante si avventurano a fiorire. Il frutto, tecnicamente una drupa, presenta una parte esterna carnosa e il guscio legnoso che racchiude la mandorla vera e propria, il seme da gustare. Le mandorle, con la loro buccia che spazia dal marrone chiaro all’ocra, sono tra gli aspetti più apprezzati dell’albero: sia da mangiare fresche sia negli innumerevoli prodotti alimentari in cui le ritroviamo. Il fatto che fiorisca così presto sottolinea la sua importanza in agricoltura, soprattutto nelle regioni del Sud dove la coltivazione ha radici profonde e tante storie da raccontare. Solo chi ha vissuto in quei luoghi sa quanto il mandorlo aiuti a mantenere viva la biodiversità e a conferire un volto unico al paesaggio agrario mediterraneo.
Le tecniche per coltivare e mantenere un mandorlo in giardino o in vaso
Se ti viene voglia di coltivare un mandorlo, sappi che non è un’impresa impossibile, ma serve qualche accortezza. Scegli un’area dal clima temperato, poi punta su un terreno che drena bene l’acqua: l’equilibrio delle radici ne guadagna molto. La buca dove piantarlo va scavata profonda e larga, aggiungendo terriccio ricco di sostanze nutritive per la salute della pianta. Nei primi tempi sposa la forma a vaso, con 4-5 rami principali ben delineati: per ottenerla basta potare l’albero in inverno (quando riposa), tagliando i rami a 80-90 cm dal terreno. Così si bilanciano chioma e radici.
Chi ha poco spazio e punta a un vaso deve curare qualche dettaglio in più: ogni anno vanno tolti i rami più bassi, per lasciare il fusto pulito e arieggiato. D’inverno è bene proteggere la pianta da freddi troppo rigidi, anche se il mandorlo – curiosamente – resiste piuttosto bene al gelo. Arrivata la primavera, bisogna fare attenzione agli sbalzi termici: non si dovrebbe esporre prima del tempo, altrimenti lo stress può danneggiare la crescita futura. Spesso questo aspetto passa inosservato, peccato.
L’irrigazione richiede moderazione: poca acqua in eccesso, ma un terreno umido fa tutta la differenza. Il ruolo dell’azoto nel sostegno alla crescita e nella fertilità del suolo è un dettaglio spesso sottovalutato. Per chi vive in città e ha poco spazio, il vaso è una soluzione pratica: con queste simple dritte, la pianta può vivere bene anche così.
Gestione delle potature, concimazione e prevenzione delle malattie
Per avere mandorli produttivi, bisogna maneggiare con cura la concimazione. Al momento della messa a dimora, via libera a materiali organici per arricchire il terreno; durante l’anno, azoto frazionato in autunno, primavera e estate aiuta la crescita. Conviene evitare fertilizzanti vicino alla maturazione del frutto così da preservarne l’integrità e il sapore tipico. Le potature puntano a tenere la chioma ben formata, con tagli “di ritorno” che accorciano i rami più lunghi e favoriscono quelli laterali. Si fanno in inverno, poco prima della fioritura, periodo in cui la pianta sopporta meglio i colpi di forbice.
Dal lato acqua, il mandorlo non ha bisogno di innaffiature frequenti, ma in estate – specie in momenti di siccità – l’acqua diventa una risorsa preziosa. Per combattere gli insetti nocivi ci si limita a interventi mirati e rispettosi dell’ambiente; un antagonista serio è il coleottero Capnodis tenebrionis, che scava gallerie nei tronchi causando danni, soprattutto al Sud. Qui, dove è più attivo, si utilizzano prodotti a base di fosforganici e olio bianco da applicare al terreno vicino al tronco, mirando alle larve.
La raccolta delle mandorle arriva di solito tra agosto e settembre. I frutti si staccano e lasciano asciugare all’aria aperta: poi si passa all’essiccazione. Per mangiarle, la buccia legnosa va rotta con cura, spesso dopo aver immerso le mandorle in acqua calda per qualche minuto: poi la pellicina esterna si stacca più facilmente. La mandorla così trattata entra in tante ricette o si gusta al naturale, un valore che la cucina mediterranea – e le tradizioni italiane – non rinunciano a celebrare.