Chiudere la porta della lavatrice pensando al maglione più amato, sperando che non si rovini… capita un po’ ovunque, in tante case italiane. Quel piccolo timore di vedere la lana diventare rigida, che si ritiri o si deformi, è un rischio reale. Ma c’è una strada semplice per usare la lavatrice senza compromettere la qualità, la forma o i colori dei capi in lana. Non stiamo parlando di trucchi improvvisati, bensì di regole precise, efficaci soprattutto per chi vive in città e ha poco tempo, ma tanta cura per i propri vestiti.
Perché la lana tende a infeltrire e cosa avviene alle fibre
La lana nasce come materiale naturale, molto complesso: ogni fibra è ricoperta da piccoli strati – le famose squame microscopiche – che mantenendosi allineate regalano morbidezza e elasticità. Ecco il problema: quando caldo, attrito e bruschi sbilanciamenti di temperatura si sommano (e magari l’ambiente è umido), si scatena il caos. Le squame si sollevano, si aggrovigliano e, a forza di incastrarsi, il maglione perde volume, freschezza e la sua forma originale.

Un errore diffuso? Pensare che alternare acqua calda e fredda non faccia male: invece sì, rispetto a una temperatura fissa – magari leggermente più alta – fa più danni. Per esempio, un ciclo a 30°C con centrifuga aggressiva rovina più di un lavaggio delicato e poi la centrifuga non deve essere troppo energica, perché aumenta l’attrito meccanico, stressando le fibre. Ancora, detergenti non adatti e usati in quantità – con tutta quella schiuma e i residui chimici – riducono la capacità di sciacquo e mettono sotto sforzo la lana.
Leggere attentamente l’etichetta e valutare cosa lavare in lavatrice
L’etichetta è il vero guardiano. Da lì si capisce come trattare il capo: la vaschetta con una mano suggerisce il lavaggio a mano, una X sulla vaschetta vieta quello automatico. Spesso, se si legge “lana” o “wool”, il capo sopporta cicli specifici in lavatrice. Ma filati particolari, tipo cachemire sottile o merino molto fine, chiedono ancora la mano dell’uomo, letteralmente.
Attenzione agli indumenti con ricami, bottoni o inserti in pelle: rischiano di impigliarsi nel cestello. Un altro particolare: chi vive in città tende a caricare la lavatrice – pura tentazione per il risparmio di tempo – con il risultato di aumentare sfregamenti tra i vestiti. Il trucco? Controllare l’etichetta, l’assenza di lavorazioni delicate e quanto vale il capo: se due fattori dicono sì, si può tentare il lavaggio in lavatrice con tutte le precauzioni. Altrimenti, meglio una mano gentile.
Regole pratiche per lavare correttamente la lana in lavatrice
Salvare i maglioni in lana? Passa da scelte precise e qualche accorgimento facile. Prima cosa: scegliere sempre il programma lana o “wool” sulla lavatrice, o cose simili come il ciclo “lavaggio a mano”. Sono pensati per ridurre agitazioni e sollecitazioni sulle fibre. Se mancassero, via a un ciclo molto delicato, evitando movimenti bruschi.
Mettere il capo in un sacchetto per bucato in rete o dentro una federa di cotone chiusa: così si limita lo sfregamento contro il cestello o altri vestiti e l’attrito ne risente poco. Sulla centrifuga: meglio disattivarla o tenerla molto bassa (dai 400 ai 600 giri) per non stressare la lana. L’acqua? Fredda o tiepida, di solito tra i 15 e i 25°C – i 30°C solo se lo sporco è ostinato, mai oltre. Per il detersivo: necessario uno specifico per lana o almeno molto delicato, senza candeggina, e in dose ridotta – così si riduce schiuma e sostanze aggressive.
Un trucco da lavanderie professionali: aggiungere un tappo di aceto bianco durante il risciacquo, per ammorbidire le fibre e tenere lontani gli odori fastidiosi. Prima di partire, rovesciare il maglione, chiudere bottoni e zip e non esagerare con il carico nel cestello: meno peso, più delicatezza.
Finito il ciclo, togliere subito il capo, modellarlo mentre è ancora bagnato e farlo asciugare su un asciugamano pulito, disteso, lontano da fonti calde. Mai appenderlo: si potrebbe deformare. Stesso discorso per guanti, sciarpe o cappelli, che vanno asciugati senza mai sospenderli.
Molti sbagliano con cicli rapidi, temperature troppo alte o lavando tutto insieme a tessuti ruvidi come jeans o asciugamani, aumentando il rischio di sfregamento e danno. Se un maglione sembra un po’ ristretto, si può provare a rilassare le fibre: bastano acqua tiepida e una piccola dose di balsamo per capelli, poi lo si modella con delicatezza.
Per chi vuole andare sul sicuro, una buona idea è partire da un capo poco usato, provarlo e vedere come va, prima di cimentarsi con l’intero guardaroba. Insomma, così si allunga la vita della lana e si porta più attenzione nella cura quotidiana.